Montepulciano d'Abruzzo: caratteristiche e storia del vitigno

Di Letizia Spettoli

Il Montepulciano d'Abruzzo è un rosso che si è fatto largo con eleganza sulle tavole italiane e internazionali, partendo da un territorio incastonato tra mare e montagna. Vediamo insieme il terroir, le differenze con il Vino Nobile di Montepulciano, e gli abbinamenti che funzionano davvero a tavola.

Il terroir del Montepulciano d'Abruzzo: tra mare e montagna

Le origini della viticoltura abruzzese sono antichissime, documentate già da autori come Ovidio e Polibio. La ragione va cercata nella vocazione del territorio a dare grandi vini rossi abruzzesi, ma anche bianchi di buon livello.

Incastonato tra il mare Adriatico e i massicci del Gran Sasso e della Majella, l'Abruzzo gode di forti escursioni termiche diurne, buona ventilazione, lunghe ore di sole e un drenaggio ideale. Un microclima che favorisce la vite, ma che da solo non basta: rese fino a 100 hl/ha sono ancora legali sulla DOC regionale, e per decenni la qualità media della denominazione ne ha risentito. È solo grazie al lavoro di alcune cantine di riferimento e a un progressivo affinamento delle pratiche in vigna che il Montepulciano d'Abruzzo ha iniziato a esprimere davvero il suo potenziale.

Oggi il vitigno Montepulciano si è esteso a tutta la fascia collinare litoranea e pedemontana, e i vini della DOC sono ottenuti unicamente da vigneti su terreni collinari o di altopiano. La forma di allevamento storica è la pergola abruzzese (o tendone), che copre ancora la maggioranza del vigneto regionale. È un sistema a tralicci sospesi che protegge i grappoli dal sole diretto, riducendo il rischio di surmaturazione.

Le zone e il vitigno del Montepulciano d'Abruzzo DOC

La DOC Montepulciano d'Abruzzo, riconosciuta nel 1968, copre tutte e quattro le province abruzzesi. Al suo interno sono state individuate 5 sottozone: Casauria o Terre di Casauria, Terre dei Vestini, Alto Tirino, Terre dei Peligni e Teate.

L'uva che deve costituire almeno l'85% dell'assemblaggio è, come dice il nome, il vitigno Montepulciano (per la differenza con il Nobile di Montepulciano vai al paragrafo dedicato). È anche l'uva più coltivata della regione: insieme al Trebbiano rappresenta circa l'85% della superficie vitata abruzzese, con il solo Montepulciano oltre il 50%.

L'unica zona con riconoscimento DOCG è il Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane, nell'area collinare intorno a Teramo, in vigore dal 2003. Il disciplinare richiede un minimo di 90% di Montepulciano e un massimo di 10% di Sangiovese. Prevede inoltre almeno due anni di invecchiamento, di cui uno in botti di rovere o castagno, più sei mesi di affinamento in bottiglia.

Caratteristiche organolettiche: il Montepulciano d'Abruzzo nel bicchiere

Il Montepulciano è un vitigno vigoroso e a maturazione medio-tardiva, resistente e generoso in vigna, ma soggetto a riduzione in cantina se non lavorato con attenzione. Bevuto giovane, tra i sei e i diciotto mesi dalla vendemmia, si presenta con piacevolezza immediata e aromi di frutta rossa croccante. Se affinato più a lungo in botte raggiunge livelli di complessità superiori, mostrando la struttura dei grandi rossi.

Montepulciano d'Abruzzo Riserva Spelt Fattoria La Valentina

Riserva DOC

Montepulciano d'Abruzzo Riserva DOC "Spelt" 2021 - Fattoria La Valentina

19,00 € · da vigne fino a quarant'anni, 16 mesi tra tini e barrique

Ginepro e pepe rosa aprono il naso, su una base di frutta scura matura e un accenno di liquirizia. Tannino presente ma levigato, chiusura balsamica. Un esempio concreto di quanto la Riserva possa distanziarsi dalla versione giovane senza uscire dal budget di un vino quotidiano.

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Al calice, il Montepulciano d'Abruzzo si riconosce subito: rosso rubino intenso e impenetrabile, profumi di ciliegia e marasca, fiori e spezie, palato asciutto, robusto, tannico e di buon corpo. Il Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane DOCG ha caratteristiche simili, ma più elegantemente definite. Il colore è rubino intenso e con l'invecchiamento vira verso il granato; il naso richiama i frutti rossi; il palato è secco, tannico in modo equilibrato e vellutato.

I grandi protagonisti del Montepulciano d'Abruzzo

Le cantine che hanno dato una svolta decisiva alla fama della denominazione sono poche, ma hanno lavorato con una maestria che è servita da modello a tutta la regione.

Gianni Masciarelli: il territorio raccontato attraverso più linee

Gianni Masciarelli è tra i produttori che hanno contribuito a definire la fama dei vini abruzzesi come li conosciamo oggi, unendo innovazione e rispetto del territorio. Alla compagna Marina Cvetic ha dedicato l'omonima linea, che affianca anche quattro vitigni internazionali nell'interpretazione del territorio. La linea ammiraglia dell'azienda, Villa Gemma, esprime invece la ricerca stilistica per eccellenza di Masciarelli: nasce da vigneti tra i 200 e i 450 metri d'altitudine sulle colline intorno a Chieti.

Montepulciano d'Abruzzo Villa Gemma Masciarelli

Riserva DOC, cru di punta

Montepulciano d'Abruzzo Riserva DOC "Villa Gemma" 2019 - Masciarelli

75,00 € · 36 mesi di affinamento, di cui 18-24 in barrique nuove

Confettura di ciliegie e more, vaniglia, pellame e cioccolato amaro al naso. In bocca è elegante ed equilibrato, con un corpo deciso sostenuto da un tannino rustico ma ben integrato. Il vino simbolo della cantina, dalla prima vigna storica di Masciarelli.

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Edoardo Valentini: rarità e qualità senza compromessi

Un altro nome fondamentale per il successo dei vini d'Abruzzo è Edoardo Valentini, il cui testimone è stato raccolto dal figlio Francesco Paolo. Montepulciano d'Abruzzo, Cerasuolo d'Abruzzo e soprattutto Trebbiano d'Abruzzo, prodotti senza certificazioni bio o biodinamiche ma con un approccio artigianale e naturale, alla ricerca di una qualità senza compromessi. Al punto che nelle annate che non rispettano gli standard ricercati, il vino semplicemente non viene messo in commercio.

Come Emidio Pepe, anche Valentini ha sempre puntato sulla pergola abruzzese: le foglie formano un tendone che ripara le uve dal sole intenso della regione, evitandone la surmaturazione. Le rese sono bassissime, poche centinaia di bottiglie per ettaro, e il Montepulciano viene prodotto solo nelle annate considerate perfette: una rarità che ha reso Valentini un vero simbolo del made in Abruzzo. Le annate storiche escono raramente sul mercato, ma restano un punto di riferimento per capire fin dove può spingersi la denominazione.

La differenza tra Vino Nobile di Montepulciano e Montepulciano d'Abruzzo

Perché si chiama Montepulciano d'Abruzzo? Cosa c'entra la città toscana di Montepulciano? La quasi omonimia tra il vino abruzzese e il Vino Nobile di Montepulciano ha creato confusione per secoli.

A lungo si è creduto che l'uva coltivata a Montepulciano e quella abruzzese fossero la stessa varietà. Oggi è chiaro che non è così. Il Vino Nobile è prodotto con almeno il 70% di Sangiovese, localmente chiamato Prugnolo Gentile. Il rosso abruzzese nasce invece dal vitigno Montepulciano, che non ha alcuna parentela con il Sangiovese e non è coltivato in Toscana. Due vini completamente diversi, uniti solo da un nome che condividono per un curioso incrocio storico.

Abbinamenti con il Montepulciano d'Abruzzo: arrosticini e oltre

Con la cucina regionale non si sbaglia mai: Montepulciano e arrosticini sono un'accoppiata quasi obbligata. Bene anche i brasati di pecora e la cacciagione.

Montepulciano d'Abruzzo Ausonia entry level

Base DOC, tutti i giorni

Montepulciano d'Abruzzo "Apollo" 2022 - Ausonia

14,00 € · solo acciaio, pronto da bere

Frutta rossa e note speziate al naso, palato morbido e fresco con tannino vellutato. Il profilo giovane e diretto del Montepulciano, perfetto per arrosticini e grigliate senza pensarci due volte.

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Fuori dalla sua regione d'origine, il Montepulciano d'Abruzzo funziona con la pasta al sugo di pecora alla sarda, con il cinghiale in dolceforte alla toscana o con i crostini ai fegatini. Bene anche il fegato alla veneziana, o in generale qualunque piatto di carne dal sapore intenso, un po' selvatico, magari con un retrogusto amarognolo.

Con i formaggi, l'unica accortezza riguarda quelli molto stagionati e piccanti, che rischiano di entrare in conflitto con i tannini robusti del vino. Una buche de chèvre francese, ad esempio, funziona meglio di un pecorino stravecchio: da qui in poi, spazio alla sperimentazione.

Con le sue note fruttate e la struttura equilibrata, il Montepulciano d'Abruzzo resta un compagno versatile a tavola, capace di accompagnare sia i piatti della tradizione sia le proposte più contemporanee.

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