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COLLIO MERLOT

Il Merlot arrivò in Friuli intorno al 1880, importato da Bordeaux nella fase di ricostruzione post-fillosserica: non è autoctono, ma si è adattato così bene alla ponca del Collio da diventare parte integrante del paesaggio vitivinicolo della provincia di Gorizia. Eppure copre solo il 6% della superficie totale del Collio, che è e resta una denominazione da bianchi. Questa posizione marginale è in realtà un vantaggio: il Merlot che cresce su flysch eocenico di marne e arenarie, in un territorio dove la competizione produttiva è tutta orientata verso Friulano, Pinot Grigio e Sauvignon, viene curato con attenzione diversa rispetto alle zone dove è il vitigno di punta. Il risultato è un rosso fresco, minerale, con tannini fini e un'impronta erbacea nel senso buono: non il Merlot generico e morbido che si incontra altrove, ma qualcosa di più simile a un Pomerol giovane per tensione e acidità.

La ponca: il flysch che trasforma un vitigno internazionale in vino di territorio

La ponca, termine friulano per il flysch eocenico, è un'alternanza millimetrica di marna calcarea e arenaria depositata circa 50 milioni di anni fa sui fondali del Mare della Tetide. Le marne, ricche di minerali, nutrono la pianta e costruiscono il profilo aromatico; le arenarie drenano bene e impediscono il ristagno idrico che ammorbisce inutilmente i tannini. Le vigne del Collio crescono tra 60 e 270 metri, esposte a mezzogiorno con le Alpi come schermo naturale dai venti freddi nordici e l'Adriatico come elemento di mitigazione termica. Per il Merlot, questa combinazione produce un vino che mantiene l'acidità intatta fino alla chiusura: un dettaglio raro, che nei rossi meridionali italiani è quasi sempre assente. Chi vuole conoscere l'insieme dei rossi friulani trova nel Collio Merlot uno degli esempi più nitidi di come un vitigno internazionale si traduca in vino di territorio quando il suolo fa il suo lavoro.

Quando aprirlo e con cosa abbinarlo: la cucina friulana come guida

Il Collio Merlot si apre bene dai due ai quattro anni, servito a 15-16°C. Non è un vino da attendere a lungo: la sua forza è nella freschezza di frutti rossi, nella nota erbacea gentile e nella mineralità, non nell'evoluzione ossidativa. Gli abbinamenti più naturali arrivano dalla tradizione friulana: frico croccante, goulash di manzo, arrosto di maiale con crauti, boreto alla gradese. Fuori dal contesto locale, funziona con piatti di carne non elaborati dove la freschezza acida bilancia la ricchezza del piatto. Un rosso per chi cerca struttura senza peso, e per chi vuole capire cosa succede quando la ponca incontra il Merlot.

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